Alitalia, Ilva, MPS, banche venete: tutti i dossier scottanti dell’estate 2017

Il Governo avrà un’estate più calda del solito. Dopo un inizio d’anno complesso, soprattutto per la questione bancaria, anche i mesi estivi si preannunciano bollenti per la quantità e qualità di dossier ancora sul tavolo del Ministero dello Sviluppo economico e del MEF.

Mentre ci avviciniamo al giro di boa del 2017, sono ancora tantissimi i nodi da sciogliere, le leggi da approvare e le crisi da risolvere nel panorama italiano. E chissà che anche quest’anno il Governo non approfitti del caldo e della distrazione degli italiani – più interessati alle località balneari che alla cronaca politica ed economica – per approvare qualche provvedimento urgente e poco digeribile.

Tra i dossier più scottanti, sui quali è necesario non abbassare la guardia nonostante l’afa, resta il comparto bancario e in particolare il futuro di Veneto banca e la Popolare di Vicenza e la ricapitalizzazione precauzionale di MPS. A queste vicende si aggiunge il caso Alitalia e la faccenda dell’Ilva di Taranto e del futuro dell’acciaio di Piombino.

Alitalia: cercasi acquirente disperatamente

Venghino signori venghino, si vende compagnia aerea che non riesce più a decollare. Si chiude il 5 giugno il bando per presentare le manifestazioni di interesse per l’acquisto in toto e in parte di Alitalia dopo il naufragio del piano industriale per il rilancio bocciato dai dipendenti e sul quale le banche socie si sono sfilate in fretta e furia.

Una volta esaminate le manifestazioni di interesse raccolte in questa ventina di giorni, verrà aperta la Data Room, (cioè i ‘luoghi’ nei quali un venditore deve rivelare all’ipotetico acquirente informazioni ritenute ‘confidenziali’ che riguardano il bene in vendita) dopo di che sarà il momento delle offerte non vincolanti. Successivamente, si dovrebbe aprire l’eventuale gara con la valutazione delle migliori offerte e l’ultimo step sarà quello delle offerte vincolanti a ottobre.

Dopo la chiusura del bando quindi, dovrà passare ancora parecchio tempo prima di dare un futuro certo ad Alitalia, ma intanto si sapranno i nomi degli attori coinvolti. Le ipotesi sul tavolo per il futuro della compagnia aerea di bandiera sono tre. Lo spezzatino di Alitalia, cioè la vendita della compagnia a pezzi a coloro che sono interessati ad immobili, slot e aerei. Sarebbe la soluzione più drastica e anche la meno gloriosa per la compagnia del tricolore, ma purtroppo è anche la più percorribile.

La secondo soluzione infatti è quella tentata fino ad oggi: la ristrutturazione aziendale per la quale però servono tagli drastici (appena bocciati dal referendum dei dipendenti) e tanti soldi che le banche non hanno intenzione di spendere.

La terza ipotesi prevede l’acquisto in toto della compagnia, ma anche questa presenta doverse criticità. In Italia non ci sono investitori in grado di sostenere l’acquisto e il rilancio della compagnia a meno che non si crei una cordata, sullo stile di quella dei Capitani coraggiosi voluta dall’ex premier Silvio Berlusconi. L’arrivo di un salvatore straniero è impossibile perché le regole europee prevedono che un’azienda extra-europea possa entrare in una compagnia aerea dell’UE al massimo con il 49% della società (come ha fatto ai tempi Etihad). Un possibile investitore straniero dovrebbe quindi rapportarsi ad un socio che detenga la maggioranza di Alitalia. Al massimo quindi si potrebbero creare sinergie tra investitori italiani, altri vettori europei come Ryanair o Lufthansa ed eventuali soci extra-UE come arabi o cinesi.

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MPS: Stato primo azionista entro luglio

Qualcosa (finalmente) si muove sul fronte della banca senese. In attesa del via libera definitivo delle autorità europee all’intervento dello Stato con il MEF pronto a diventare azionista di larga maggioranza di MPS, intanto parte l’operazione sui crediti deteriorati. Lunedì 29 maggio, con una nota, la banca ha annunciato di aver aperto un periodo di esclusiva sino al 28 giugno 2017 a Quaestio Capital Management Sgr, per conto di Atlante II e di un gruppo di investitori, per la negoziazione dei termini e condizioni della cartolarizzazione del portafoglio di sofferenze oggetto di cessione: un portafoglio che, alla data del 31 dicembre 2016, ammontava a circa 26 miliardi di euro.

Il piano di salvataggio di MPS prevede due cose: la cessione di 26 miliardi di sofferenze lorde e la ricapitalizzazione precauzionale di circa 8 miliardi, di cui 6 dovrebbero arrivare dalle casse pubbliche. Fino a fine giugno Atlante 2 quindi avrà l’esclusiva sull’acquisto delle sofferenze e dopo tale scadenza il banchetto sarà aperto anche ad altri acquirenti. Poi, entro luglio, secondo la tabella di marcia più volte indicata, lo Stato dovrebbe sottoscrivere l’aumento di capitale di MPS diventando primo azionista e mettendo al sicuro la banca senese.

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Veneto banca e la Popolare di Vicenza: sarà bail-in?

Insieme al nodo MPS resta, sul fronte bancario, anche quello più intricato delle due banche venete. La ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato chiesta anche da Veneto Banca e Popolare di Vicenza rischia infatti, di naufragare lasciando i due istituti ad un crudele destino.

La ricetta per il salvataggio di Veneto banca e Popolare di Vicenza è chiara: tagli e cessione delle sofferenze, aumento di capitale e fusione. È l’unica via percorribile per il salvataggio. Ma per dare il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale, le autorità europee chiedono un intervento privato da 1,25 miliardi perché, secondo le regole sui salvataggi pubblici delle banche, i soldi dello Stato non possono andare a ripianare “perdite attese e prevedibili”.

Per due istituti sull’orlo del fallimento, con sofferenze in costante crescita, redditività scarsa, fuga dei capitali e fiducia ai minimi storici, recuperare dai privati oltre un miliardo sarà un’impresa impossibile. In questi giorni è arrivata la risposta del fondo privato Atlante che replica con un due picche alle richieste di aiuto delle due venete. Alessandro Penati, il numero uno di Quaestio, la SGR promotrice del fondo Atlante scrive che “allo stato non si riscontrano le condizioni per qualsiasi ulteriore investimento nelle vostre banche da parte dei fondi da noi gestiti”.

Per questo motivo il Governo ha avviato una trattativa con Commissione europea e BCE per tentare di abbassare la richiesta di capitali privati. Altrimenti l’operazione rischia davvero di naufragare portando Veneto banca e la Popolare di Vicenza verso la risoluzione tramite bail-in cioè condivisione delle perdite tra azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila euro.

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Taranto e Piombino: l’Odissea dell’acciaio

Si avvia alla conclusione la vendita dell’Ilva, finita in commissariamento, e dello stabilimento di Taranto. Si è chiuso il bando messo in piedi dai tre commissari straordinari dell’Ilva, Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba che hanno riportato le offerte ricevute al Mise indicando come loro preferenza il piano di rilancio di Am Investco Italy, il consorzio che fa capo a Arcelor Mittal (85%)-Marcegaglia(15%). Ma la decisione finale di assegnare l’Ilva al consorzio anziché all’altro contendente Acciaitalia (formata da Sajjan Jindal, il gruppo Arvedi, Delfin di Leonardo Del Vecchio e Cassa depositi e prestiti) spetta al ministro Carlo Calenda.

Comunque vada, per i dipendenti dell’industria siderurgica sarà un bagno di sangue: entrambe le offerte infatti prevedono migliaia di esuberi, tra 5-6mila sul totale dei 15mila lavoratori attuali. Dopo l’assegnazione definitiva, che dovrebbe arrivare la prossima settimana infatti, si aprirà una fase delicata di trattative tra la nuova proprietà, i sindacati e il Governo che dovranno trovare la quadra su esuberi e ammortizzatori sociali necessari.

Da Taranto e Roma arriveranno anche nuovi spunti per affrontare la questione di Piombino stretta tra il piano di rilancio di Aferpi che stenta a decollare dopo due anni di tentativi e la Magona d’Italia (di proprietà di Arcelor Mittal) che spera in nuove sinergie con l’Ilva. Nel caso uscisse sconfitta, il gruppo indiana Jindal potrebbe tornare a puntare su Aferpi. In occasione della vendita dell’ex Lucchini finita in commissariamento l’offerta di Cevital fu preferita a quella di Jindal, molto interessata al sito toscano. Alla luce delle difficoltà degli algerini a far partire il piano di Aferpi, Jindal è tornata alla carica offrendo sostegno economico e industriale. Messo al suo posto il tassello dell’Ilva di Taranto quindi, nei prossimi mesi sono attese anche mosse importanti sullo schacchiere di Piombino.

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