Elezioni in Grecia: perché l’Europa ha paura di Tsipras? ecco la ricetta anti-austerità di Syriza

Domenica 25 gennaio sarà un giorno importante per la Grecia. Ma mai come prima, la chiamata alle urne degli ellenici sarà seguita con molta attenzione anche dai vertici europei e da tutti i cittadini dell’Unione.

Nel mese di dicembre il parlamento greco aveva il compito di scegliere il nuovo Presidente della Repubblica. Ma diversamente da quanto accade in Italia, dove si prosegue con le votazioni fino alla fumata nera, in Grecia dopo il terzo voto senza quorum il parlamento viene sciolto e si procede ad elezioni anticipate.

Così il primo ministro Samaras, come ultimo atto del suo governo, ha indetto nuove elezioni per il 25 gennaio. Da quel momento i vertici europei hanno smesso di dormire sonni tranquilli.

L’Europa contro l’anti-austerità

Tra i candidati favoriti alla vittoria delle prossime elezioni in Grecia infatti, c’è il leader del partito di sinistra Syriza, Alexis Tsipras. Fortemente contrario alle politiche di austerità imposte alla Grecia in seguito al salvataggio del 2009, Tsipras propone la rinegoziazione del debito ellenico.

In pratica Tsipras rifiuta la ricetta di riforme strutturali imposte dall’Europa alla Grecia imputando loro la responsabilità di aver condotto il paese in una condizione drammatica. Le riforme strutturali come la maggior flessibilità sul mercato del lavoro (che significa libertà di licenziamento) e la privatizzazione del welfare hanno avuto come risultato un picco della disoccupazione e la mancanza di assistenza per coloro che versano in gravi condizioni economiche.

Tsipras, nel corso della sua campagna elettorale per le elezioni del 25 gennaio, non ha messo in discussione la permanenza della Grecia nell’euro. Ma ha rilanciato riforme che vanno nella direzione opposta rispetto alle politiche di austerità richieste dall’Europa. Il leader di Syriza infatti, propone l’innalzamento dei salari minimi e delle pensioni, il blocco delle privatizzazioni e dei licenziamenti nel pubblico impiego.

I sondaggi, sempre più sicuri della vittoria di Tsipras alle prossime elezioni in Grecia, hanno aperto un interessante dibattito in tutta Europa. I falchi dell’Unione proseguono sulla strada del rigore ricordando alla Grecia che deve rispettare i patti e i vincoli comunitari se vuole ricevere l’ultima tranche di aiuti prescritti dalla troika. I vertici europei temono che la vittoria della sinistra alle elezioni greche destabilizzi i mercati facendo crollare la borsa di Atene. E possa spianare la strada ad altri movimenti politici che, nei paesi più in difficoltà, stanno guadagnando consensi con la propaganda anti-Europa e anti-austerità. 

Il partito di Tsipras infatti sta cercando di abbattere il muro di “devozione” creato intorno all’Europa, vissuta da alcuni più come una religione alla quale obbedire senza fare domande, che come Unione nata con lo scopo di diffondere il benessere tra i paesi membri. Tsipras propone la rinegoziazione dei vincoli imposti dall’Europa, o per meglio dire dalla Germania, e la socializzazione del debito sovrano. Mentre i vertici europei lanciano l’allarme affermando che tale soluzione ricadrebbe sulle tasche dei cittadini europei, in molti pensano che potrebbe essere una mossa positiva per tutti. Non solo per i greci.

La socializzazione del debito infatti, potrebbe spingere l’euro verso il basso favorendo così l’inflazione e di conseguenza le esportazioni. Con la socializzazione del debito l’effetto positivo ricadrebbe su tutti i paesi che avrebbero quindi la possibilità di allentare le maglie dell’austerità opponendosi alle politiche recessive volute dall’Europa. Syriza concorre alle elezioni in Grecia indicando come obiettivo la nascita di un New Deal europeo che favorisca la creazione di milioni di posti di lavoro in tutta Europa.

Ma Syriza può davvero vincere le elezioni e dire no all’austerità?

Il giornale greco Ekathimerini ha pubblicato un sondaggio che raccoglie la media degli ultimi dati pubblicati da 12 istituti greci sulle prossime elezioni. Questo il risultato: Syriza è al 34,7%; il partito conservatore Nuova Democrazia è al 30,2%; i centristi di To Potami sono al 7,0%, il partito di estrema destra Alba Dorata è al 6,2%, mentre i socialisti del Pasok sono al 4,7%. Ancora alta la percentuale degli indecisi, che sfiora l’11%.

Se Tsipras ottenesse il 35% dei voti, grazie al premio di 50 seggi, potrebbe conquistare la maggioranza assoluta in parlamento ed avere la possibilità di andare a battere i pugni sul tavolo europeo. In caso contrario Tsipras sarebbe costretto per governare a cercare l’alleanza con altri partiti che potrebbero “annacquare” il suo progetto anti-austerità.

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