Grecia: a rischio la permanenza nell’euro. Anche Londra lancia l’allarme

Rinegoziare il debito greco e ridefinire i termini del piano di aiuti ricevuti dalla Troika. É questo in sintesi l’obiettivo del neo governo greco, così come promesso nel corso della campagna elettorale di Syriza. Per perorare questa causa il premier Tsipras e il suo ministro delle finanze Varoufakis hanno iniziato una serie di incontri con i colleghi europei nella speranza di trovare, in altri paesi periferici, il sostegno alla causa greca.

Piano di aiuti

Il problema più urgente da risolvere riguarda il piano di aiuti accordato da Ue, Fmi e Bce ad Atene in occasione della drammatica crisi del 2009. Dopo un’estensione di due mesi, ottenuta in occasione delle elezioni, il piano si concluderà a fine mese con l’ultima tranche da 7 miliardi di euro che la Grecia si rifiuta di incassare. In estate infatti Atene ha già appuntamento con il Fondo Monetario Internazionale a cui deve 11 miliardi di euro e con la Bce a cui ne deve altri 6.

Braccio di ferro con la Bce

In questa sfida a scacchi, la Banca centrale europea si trova in una posizione complessa. Organo prettamente tecnico, la Bce è coinvolta però in una partita tutta politica. Il governo di Tsipras ha già annunciato lo stop di alcune politiche di austerità richieste dalla Troika e la sua indisponibilità a trattare con il triunvirato europeo. Ed è qui che la partita si fa delicata.

Se la Grecia decide di proseguire sulla strada tracciata da Tsipras la conseguenza più immediata sarà l’impossibilità di rispettare il piano di risanamento sottoscritto con la Troika. A quel punto la Bce, come già annunciato da Draghi, non potrà coinvolgere Atene nel Quantitative Easing, nè nelle aste di Tltro, ovvero le aste di liquidità a lungo termine. Ma la Banca centrale europea è cosciente del pericolo che si riverserebbe sui mercati finanziari. Escludere la Grecia di Tsipras dal programma di alleggerimento quantitativo sarebbe come decretare l’uscita di Atene dalla zona euro.

Il negoziato di Tsipras

Ma il neo premier Tsipras ha tentato di rassicurare gli animi: il governo non ha intenzione di decidere unilateralmente lo stop al rimborso del debito greco. Il governo greco ha intenzione di portare avanti un negoziato con i suoi creditori, ovvero Bce, Fmi, e governi della zona euro. Per questo motivo premier e Ministro delle finanze hanno avviato una serie di incontri con i Capi di Stato dell’eurozona. Ieri Yanis Varoufakis ha incassato dal suo omologo francese Michel Sapin, parole incoraggianti: “Aiuteremo Atene a raggiungere un accordo con i partner europei e a restare nell’euro”.

L’allarme di Londra

Segnali di allarme sulla situazione greca, arrivano invece, da un attore esterno alla zona euro: Londra. Secondo il Ministro delle finanze britannico George Osborne, il braccio di ferro tra Ue e governo Tsipras rappresenta “il maggior rischio per l’economia globale”.

Al termine dell’incontro tra Osborne e Varoufakis il Ministro britannico ha esortato il collega ad “agire con senso di responsabilità. Ma è anche importante – ha aggiunto – che l’area euro abbia piani migliori per crescita e lavoro. Si tratta di una minaccia crescente per l’economia britannica. E in Gran Bretagna come in Europa, dobbiamo assicurarci di scegliere la competenza invece del caos”. E’ probabile che Londra veda la situazione greca come arma per fare pressing sulla cancelliera tedesca affinchè ammorbidisca le politiche di austerità.

(Articolo pubblicato su 2duerighe.com)

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