#Tsipras – #Renzi: smettiamola di dire che sono la stessa cosa

Alexis Tsipras e Matteo Renzi, rispettivamente il premier più giovane della storia della repubblica greca e di quella italiana. Classe 1974 il primo, 1975 il secondo, negli ultimi giorni non si parla d’altro. Alla guida del partito di sinistra Syriza, Tsipras ha conquistato 149 seggi nel parlamento greco sfiorando per un soffio la maggioranza assoluta di 151 seggi. L’impresa è comunque storica. Una Grecia in ginocchio per la disoccupazione dilagante e il drastico aumento della povertà ha voluto dare fiducia a chi si presenta come l’oppositore della Troika e delle politiche austere imposte da Bruxelles.

E come accade spesso in Italia, i politici sgomitano per trovare un posto sul carro del vincitore, riscoprendosi tutti “tsipriani” della prima ora. I più arditi tentano anche il paragone tra i due premier che, al netto della giovane età, poco hanno a che fare l’uno con l’altro. Come è stato illustrato ieri sera durante la puntata di Piazzapulita infatti, il programma politico del leader del Pd e di Syriza si somigliano quanto le idee di Brunetta e quelle di Pannella.

Smettiamola di dire che sono la stessa cosa

Il cavallo di battaglia di Syriza è l’opposizione all’Europa dei tecnocrati e dell’austerity. Tsipras vuole la rinegoziazione del debito greco, ormai al 175% del Pil, e la fine immediata della politiche austere chieste dalla Troika alla Grecia. Il premier Renzi al contrario è molto più dialogante con l’Europa anche con i suoi vertici più severi. Il governo italiano ha chiesto a Bruxelles maggior flessibilità nei vincoli di bilancio promettendo comunque il rispetto del rapporto debito/pil al 3% così come sottoscritto nel trattato comunitario.

Dal punto di vista fiscale il governo Renzi ha mantenuto le tasse sulla prima cassa, Imu, Tasi e Tari anche se ha promesso di riorganizzare la tassazione sugli immobili che tra stangate, ritardi, rinvii, fa degli italiani cittadini “becchi e bastonati”. Il governo italiano ha puntato principalmente sul taglio della tasse legate al lavoro, riducendo l’Irap per le imprese e gli oneri per le nuove assunzioni. Il governo greco invece, secondo il programma elettorale di Tsipras, intende abolire la tassazione sulla prima casa e introdurre una patrimoniale sui ricchi del paese.

Altro punto di discordia: la privatizzazione delle aziende pubbliche. Mentre Renzi porta avanti il suo piano per la privatizzazione di Eni, Poste, Fs e Terna Tsipras annuncia che tutte le aziende greche resteranno in mano pubblica.

Si possono notare molte differenze anche guardando le politiche sociali promosse dai due leader. Il governo Renzi ha lanciato il famosissimo bonus di 80 euro rivolto a coloro che guadagnano meno di 24mila euro l’anno, escludendo però pensionati, incapienti e partite iva. Ha introdotto il bonus bebè per i neonati del 2015 e 2016 e la social card per le famiglie più povere. Tsipras risponde al grido di aiuto dei poveri del suo paese promettendo di reintrodurre la tredicesima per le pensioni più basse, quelle sotto i 1.000 euro. Il leader di Syriza intende ricostruire un vero e proprio “stato sociale” in Grecia, con la fornitura di case popolari ed elettricità gratuita per le famiglie più povere, così come il servizio sanitario che secondo Syriza deve essere universalmente garantito.

Ma la distanza maggiore la vediamo analizzando le politiche legate al lavoro. Per far ripartire il mercato del lavoro italiano il governo ha portato avanti una dura battaglia per il superamento dell’articolo 18, ha ridotto il numero dei contratti possibili e introdotto il contratto a tutele crescenti per i neo assunti. Il neo governo greco invece, promette l’introduzione del salario minimo garantito a 751 euro. Infine mentre in Italia resta il mantra del taglio alla spesa pubblica, nel programma di Syriza c’è l’aumento della spesa statale, volta ad aumentare i posti di lavoro, i salari e le pensioni minime.

In sostanza quindi le differenze tra i due leader sono chiare. Il premier greco incarna la sensibilità e il programma politico di un partito di sinistra in un paese messo in ginocchio da povertà, disoccupazione e disuguaglianze sociali. Le riforme messe in campo da Renzi al contrario strizzano l’occhio ai programmi politici d’ispirazione neoliberista idealmente più vicine alla tradizione del centrodestra.

 

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