Grecia, cosa succede ad Atene se stasera non ripaga l’FMI? Solo la BCE può staccare la spina

Quello appena passato è stato un fine settimana di fuoco per la Grecia e le prossime ore non si preannunciando certamente più rilassate. Dopo mesi di trattative, passi avanti, momenti di stallo pieno, azzardi e passi falsi siamo ancora al niente di fatto. Le posizioni di Tsipras e dei creditori sono ancora troppo distanti per trovare l’accordo utile a sbloccare i 7,2 miliardi di euro utili alla Grecia per ripagare l’FMI e prendere una boccata d’ossigeno.

Stasera a mezzanotte scatta l’ora x, quella in cui, al netto di accordi dell’ultima ora o jolly nella manica di Tsipras, Atene non sarà in grado di ripagare il debito con il Fondo Monetario Internazionale. Sui giornali si leggono titoloni da fine del mondo e ricostruzioni fantasiose delle conseguenze, anche italiane, del fallimento di Atene. La verità è che l’Italia nonostante sia esposta verso Atene per una cifra tra i 40 e i 65 miliardi non sarà danneggiata più di altri stati nel caso in cui Atene fallisse. Ne risentirebbero le Borse, così come i titoli di Stato su cui saremmo costretti a pagare interessi più alti, ma forse, almeno nell’immediato, il contraccolpo più forte sarà sul piano politico.

In Europa si creerebbe un precedente, quello di un Paese che, nonostante l’irreversibilità dell’euro, è invece uscito dall’Unione Europea e dalla moneta unica. Gli scossoni di un default greco potrebbero aprire la strada a tutti quei partiti, dislocati in molti paesi europei compresa l’Italia, che chiedono l’abbandono dell’euro. D’altro canto però la disfatta ellenica potrebbe anche servire agli stessi come monito, i vertici dell’Europa inizierebbero a dire che gli stati membri devono seguire la strada delle riforme (dell’austerità) altrimenti rischiano di finire in ginocchio come la Grecia del disobbediente Tsipras. Tutto starà nel vedere se Atene riuscirà da sola a rinascere delle sue ceneri, magari più bella di prima, o se non farà altro che continuare a scendere nel burrone della recessione.

Fatto sta che in caso di mancato pagamento del FMI il percorso verso l’espulsione del Fondo e l’uscita dell’euro sarebbe ancora lungo. Come ho spiegato oggi su IBTIMES infatti, dal momento in cui scadono i termini per il rimborso all’uscita vera e propria del Paese inadempiente dal Fondo Monetario (con relativo blocco di risorse, diritto di voto a rappresentanza) possono passare anche due anni.

“Dopo un mese dalla scadenza Lagarde informerà il Consiglio esecutivo del mancato pagamento di Atene e se la situazione non dovesse migliorare nelle due settimane successive il FMI potrebbe informare del mancato pagamento i governatori degli altri fondi e i creditori di Atene. Dopo due mesi invece, Lagarde potrebbe denunciare formalmente il mancato pagamento del debito da parte della Grecia al Consiglio esecutivo del FMI. In pratica dopo numerosi solleciti e denunce, soltanto dopo tre mesi dal mancato rimborso iniziano le vere conseguenze. La denuncia infatti, è oggetto di un esame di merito da parte del Consiglio esecutivo che può decidere di bloccare l’uso delle risorse generali da parte della Grecia e sospendere il suo diritto di utilizzare DSP, ovvero i diritti speciali di prelievo, la valuta particolare del FMI. Il Comitato esecutivo rivedrà la sua decisione sulla limitazione delle risorse entro 3 mesi, con la possibilità di una seconda revisione a seconda della valutazione delle specifiche circostanze e degli sforzi compiuti da Atene per adempiere agli obblighi nei confronti del Fondo. Se persiste il mancato rimborso, il FMI può fare una dichiarazione di non-cooperazione inviata ai governatori dei fondi e ai vertici degli istituti finanziari internazionali che può comportare una sospensione del FMI del diritto di voto e di rappresentanza della Grecia. Entro sei mesi dalla sospensione del Paese (e 24 mesi dal mancato rimborso) sarà obbligatoriamente avviata la procedura di ritiro forzato o esclusione dal Paese dal FMI”. Clicca qui per leggere l’intero articolo sul FMI su IBTIMES

E nel corso di questi due anni il destino di Atene sarebbe soprattutto nelle mani della BCE che tramite l’ELA fornisce liquidità continua alle banche elleniche. La scorsa settimana dopo l’annuncio del referendum greco Draghi ha annunciato che i rubinetti della BCE resteranno aperti fino almeno a dopo il referendum, ma non ha alzato il tetto della liquidità. Con il mancato rimborso del FMI e il voto contrario dei greci alla firma dell’accordo con i creditori a staccare la spina di Atene con l’euro potrebbe essere proprio Mario Draghi. Anche perché in caso di default selettivo della Grecia, ovvero nei confronti di un solo creditori come l’FMI, la strada verso l’uscita dall’euro sarebbe ancora tutta da percorrere, ma il blocco della liquidità da parte della BCE segnerebbe la fine per la Grecia.

“La BCE non può chiudere i rubinetti del credito ad Atene prendendo una decisione politica, nè può farlo l’Eurogruppo che non è investito di alcun potere ufficiale capace di modificare trattati europei o la sua legislazione. La BCE quindi continuerà a dare ossigeno alle banche greche finchè queste non risultino insolventi. Ciò secondo Valiante potrebbe accadere il 5 luglio, nel caso in cui i cittadini bocciassero le proposte europee per un accordo, o al più tardi, il 20 luglio quando Atene non rimborserà il prestito alla BCE. Il mancato pagamento alla BCE di luglio e agosto potrebbe davvero comportare la sospensione dell’ELA e la chiusura dei rubinetti della liquidità per le banche di Atene. E qui si arriverebbe al disastro economico e sociale per la Grecia. A quel punto Atene sarebbe fuori dall’euro? Non per forza. Qui infatti entrano in gioco tutta una serie di problemi di natura normativa e politica mai incontrati prima. Come ha recentemente detto Mario Draghi da un certo punto in poi si “naviga in acque sconosciute”. La creazione della moneta unica, così come l’ingresso nell’area euro dei Paesi dell’UE è stata definita come irreversibile. Ciò significa che in nessun trattato europeo è stata delineata la strada per l’uscita di un Paese dalla moneta unica. Questo potrebbe accadere se Tsipras portasse la Grecia fuori dall’Unione Europea scatenando anche una bufera politica sul resto dell’Unione”. Clicca qui leggere tutto l’articolo su IBTIMES

 

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