Jobs act, controlli a distanza: spionaggio o innocuo aggiornamento? Novità, opinioni, norme di altri Paesi e spunti di riflessione

Una norma innocua volta solo ad aggiornare una disciplina vecchia, oppure uno strumento utile ai datori di lavoro per controllare i dipendenti e raccogliere informazioni da utilizzare in sede disciplinare? Il Jobs act, pronto a modificare l’articolo 14 dello Statuto dei lavoratori sui controlli a distanza dei dipendenti, ha sollevato un vero e proprio vespaio in politica, così come sui giornali. E i dipendenti, che vorrebbero solo sapere se il loro posto di lavoro diventerà un Grande Fratello di cui saranno gli indifesi concorrenti, non capiscono niente.

Partiamo dalle certezze: dopo la sostanziale abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ora tocca alla modifica dell’articolo 4 dello Statuto del 1970. Le nuove norme vanno a riscrivere l’articolo che vieta “l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controlli a distanza dell’attività dei dipendenti e in ogni caso, per le esigenze organizzative, produttive o di sicurezza, rimanda ad un accordo sindacale”.

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