Banche Popolari: perquisiti vertici di Veneto Banca. Governo prosegue con la riforma, ma la procura indaga per insider trading

Le banche popolari non sono mai state così sotto i riflettori.

Il 20 gennaio scorso il governo Renzi ha annunciato la riforma delle banche popolari italiane con il decreto cosiddetto investment compact. Pochi giorni dopo però, la Consob ha avviato un’indagine su movimenti sospetti sul mercato azionario di Londra che hanno comportato un innalzamento improvviso delle quotazioni delle Popolari, in particolare della Popolare di Etruria e Lazio dove lavorano il padre e il fratello del Ministro Boschi. La Consob prima e la procura di Roma dopo hanno sommato tutti gli elementi e deciso di aprire un’indagine per insider trading. Dal punto di vista politico invece, il “reato” del Ministro Boschi, che ha scatenato la polemica intorno al decreto, sarebbe il conflitto di interessi. Non possiamo certo dire che la riforma delle Popolari del governo Renzi sia partita sotto i migliori auspici. A questo si aggiungono i fatti di oggi.

Indagine su Veneto Banca

In particolare da questa mattina i riflettori sono puntati su Veneto Banca oggetto di perquisizioni da parte della Guardia di Finanza. É scattato infatti questa mattina un blitz delle fiamme gialle nella sede legale e amministrativa di Veneto Banca e presso le abitazioni private di dirigenti e azionisti dell’istituto. Le perquisizioni sono scattate in seguito ad un’ispezione della Banca d’Italia sui conti di Veneto Banca.

In queste ore si apprende che l’ex presidente dell’istituto, Flavio Trinca e l’ex amministratore delegato, attualmente direttore generale della banca, Vincenzo Consoli, sono indagati dalla Procura di Roma. L’accusa a loro carico è molto grave: ostacolo all’attività dell’autorità di vigilanza.

Nel decreto di perquisizione di Veneto Banca si legge che il patrimonio di vigilanza è stato “rettificato da 2 miliardi e 12 milioni di euro a un miliardo e 662 milioni di euro, con uno spread negativo di 345 milioni di euro”. L’ispezione di Bankitalia che ha fatto scattare l’indagine della procura di Roma inoltre, evidenzia la tendenza dell’istituto a concedere finanziamenti in assenza delle garanzie prescritte, con conseguente “scadimento della qualità del portafoglio prestiti” e perdite per oltre 192 milioni di euro. In particolare gli inquirenti stanno cercando di far luce sui rapporti tra Veneto Banca e gli azionisti che hanno goduto dei prestiti concessi senza garanzie.

Da questi sospetti nasce l’indagine per ostacolo alla vigilanza. Se la procura confermasse l’ipotesi di falsificazione dei bilanci, di conseguenza tutte le comunicazioni di Banca Veneto alle Autority sarebbero da considerare inattendibili.

Riforma delle Banche Popolari

Veneto Banca non è quotata, ma rientra comunque nella lista di Popolari che subiranno modifiche in seguito all’approvazione del decreto investment compact. Il decreto abolisce il voto capitario (il principio per cui “un socio = un voto” a prescindere dalla quota detenuta) per le Banche Popolari che si trasformeranno in Spa, società per azioni. Le banche interessate dal decreto sono le popolari con un attivo superiore a 8 miliardi: Banco Popolare, Ubi Banca, Popolare Emilia Romagna, Popolare di Milano, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Popolare di Sondrio; ci sono inoltre tra le non quotate il Credito valtellinese, la Popolare di Bari e la Popolare dell’Etruria e del Lazio. Dall’emanazione del regolamento attuativo della Banca d’Italia le banche popolari avranno 18 mesi di tempo per la trasformazione in Spa.

Il Direttore generale di Banca D’Italia, Salvatore Rossi, nel corso di un’audizione presso la Camera, (ripresa dal Sole24Ore) spiega perché tale riforma sia necessaria: “Ormai in Italia esistono due classi di banche popolari: una composta da 27 banche di dimensioni più piccole e simili alle banche di credito cooperativo, con un modello mutualistico e un effettivo radicamento sul territorio. E un’altra composta da 10 banche di maggiori dimensioni, con un totale di attivi ben superiore agli 8 miliardi fissati dalla riforma come soglia oltre la quale è necessaria la trasformazione in spa, che operano su mercati anche esteri, la cui capogruppo è quotata in Borsa, il cui radicamento sul territorio è inesistente e lo spirito cooperativo si è completamente perso. Questa seconda categoria di popolari è in tutto e per tutto simile agli istituti di credito italiani di grandi dimensioni e per questo motivo, è il senso della relazione, è necessario un allineamento a livello normativo e di governance”.

Indagine Consob e conflitto di interessi

Ma a margine della presentazione del decreto è scoppiato lo scandalo legato al rialzo delle Popolari sulla Borsa di Londra avvenuto qualche giorno prima dell’annuncio di Renzi. Il Banco Popolare ha registrato un balzo del 21%, Ubi del 15%, la Popolare Emilia del 24% e Banca Popolare di Milano del 21%. Ma l’impennata più spettacolare è stata quella registrata dalla Popolare Etruria e Lazio di cui è vicepresidente Pier Luigi Boschi, il padre del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi che ha messo a segno un +66%.

La Consob ha aperto un’indagine per presunto insider trading ovvero il reato finanziario che consiste nel trarre profitto dall’acquisto o vendita di titoli in base a informazioni riservate di cui si è venuti a conoscenza grazie alla propria posizione o alla propria attività professionale.

(Qui per approfondire su indagine Consob e conflitto di interessi del Ministro Boschi)

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