Falso in bilancio: governo elimina soglie di non punibilità. Renzi vuole evitare l’autogol

Dopo settimane di polemiche e discussioni, è arrivata la mossa a sorpresa del governo Renzi: l’abolizione delle soglie di non punibilità per il reato di falso in bilancio. Il premier, a quanto pare, ha deciso di evitare l’autogol facendo un passo indietro sulla reintroduzione di un emendamento scritto nel 2003 in una delle leggi ad persona pensate per Silvio Berlusconi.

Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo l’iter del Ddl anticorruzione.

Soglie di punibilità

Nel 2003 la maggioranza di governo del centrodestra modificò la normativa sul falso in bilancio introducendo, con l’articolo 2621 del codice civile, le soglie di non punibilità sotto le quali il reato di falso in bilancio non è penalmente perseguibile. La modifica, tra le altre cose, ebbe il merito di portare all’assoluzione di Silvio Berlusconi allora imputato a Milano per quel reato.

24 agosto 2014, Palazzo Chigi, conferenza stampa del Consiglio dei Ministri, il Ministro della Giustizia Orlando dichiara: “In una fase di crisi economica aumentano i rischi di infiltrazioni di capitali illeciti e di opacità dei bilanci, per questo abbiamo ritenuto di intervenire introducendo il reato di autoriciclaggio e il falso in bilancio, che era stato depotenziato”. Inizialmente il disegno di legge presentato dal governo reintroduceva il falso in bilancio senza soglie di non punibilità e inaspriva le pene dei colpevoli fino a 6 anni.

L’8 gennaio scorso però il governo ha modificato il Ddl anticorruzione presentato in origine ripristinando, in sostanza, le soglie introdotte dal governo Berlusconi nel 2003. Secondo l’ultima modifica chi falsifica il bilancio in misura inferiore al 5% dell’utile o dell’1% del patrimonio netto, non è penalmente perseguibile.

E il bello è che per reinserire le soglie di non punibilità il governo aveva fatto copia e incolla dell’emendamento introdotto da Berlusconi nel 2003. Di seguito i due articoli a confronto:

– Articolo 2621 del codice civile, legge del 2003:
La punibilità è comunque esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1 per cento.

– Emendamento 7.10000 presentato dal governo Renzi:
La punibilità è comunque esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1 per cento.

Polemica e marcia indietro

Il Movimento 5 Stelle ha subito contestato al governo l’introduzione dell’emendamento che da un lato aumenta le pene da 2 a 6 anni, ma alla stesso tempo, reintroduce le soglie di non punibilità fissate da Berlusconi.

Nelle ultime ore però l’Ansa annuncia il passo indietro del governo e l’eliminazione delle soglie di punibilità. Secondo l’agenzia di stampa infatti, il governo intende introdurre una “differenziazione legata al volume d’affari della società con un doppio binario di punibilità: da 2 a 6 anni al di sopra di un certo volume d’affari e da 1 a 3 anni al di sotto”.

Sarebbe questa la modifica essenziale dell’emendamento in dirittura d’arrivo in Commissione giustizia del Senato dove già da ieri si discute il Ddl anticorruzione. Resta da capire quale sia la soglia di differenziazione oltre la quale scatta la pena da 2 a 6 anni. Secondo i bene informati l’asticella sarebbe da fissare a 600 mila euro. Il principio alla base di questa soglia è la salvaguardia delle piccole imprese; il Ministro Orlando ha più volte spiegato che l’obiettivo del governo è evitare che gli imprenditori rischino di finire in tribunale per semplici “errori”.

Per essere certi delle intenzioni del governo però, dobbiamo aspettare la presentazione del testo in Commissione Giustizia. La famosa “manina” del governo potrebbe ancora cambiare le carte in tavola, della serie #ItalianoOnestoStaiSereno.

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2 pensieri su “Falso in bilancio: governo elimina soglie di non punibilità. Renzi vuole evitare l’autogol

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