Evasione fiscale: gli italiani nella lista Falciani, lo scudo Berlusconi e il pessimo decreto Renzi

Volendo scrivere approfonditamente di evasione fiscale in Italia non basterebbe un mese intero e tutto l’inchiostro del mondo. Ma gli ultimi avvenimenti sul tema, se guardati dalla giusta prospettiva, possono rappresentare tessere importanti dello stesso puzzle. Gli evasori fiscali contenuti nella Lista Falciani, lo scudo fiscale del governo Berlusconi ideato da Giulio Tremonti nel 2009, il decreto su voluntary disclosure e delega fiscale del governo Renzi hanno tutti un denominatore comune: l’incapacità (o la non volontà) della politica di combattere l’evasione fiscale in Italia.

Lista Falciani: nomi noti di italiani con conti in Svizzera

Partiamo da un presupposto, ribadito con forza in questi giorni: coloro che hanno un conto all’estero non sono necessariamente evasori fiscali. E questo è vero, ma i soldi depositati in paradisi fiscali hanno tre origini possibili: la corruzione, il riciclaggio e l’evasione, altrimenti verrebbe meno la necessità di portare il malloppo fuori dai confini e dalla giurisdizione nazionale.

La Lista Falciani conta 7499 cittadini italiani per un tesoro totale di circa 6,5 miliardi di euro. Nel confronto con gli altri paesi, l’Italia si posiziona quinta per il numero di conti correnti aperti nella filiale svizzera della HSBC e settima se si considera il tesoro totale. Quando è scoppiato lo scandalo della Lista Falciani, tutti si sono chiesti chi fossero questi 7499 evasori non si può dire, chiamiamoli “benefattori di se stessi” come scrive Luigi Vicinanza.

Eccoli i nomi più illustri di questi “benefattori”: Presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi, l’Amministratore delegato di Benetton Eugenio Marco Airoldi, l’imprenditore Giulio Malgara, il sondaggista Renato Mannheimer, l’ex rettore della Bocconi, Luigi Guatri, lo stilista Valentino e il suo stretto collaboratore Giancarlo Giammetti. Già nelle settimane scorse erano emersi i nomi di Valentino Rossi, dell’imprenditore Briatore, della cantante Ornella Vanoni e dell’attrice Stefania Sandrelli. Ma il premio per il conto a Ginevra più consistente va agli eredi di Bruno De Mico, costruttore morto nel 2010, ma che vantava nel 2007 un conto di oltre 500 milioni di euro presso la HSBC.

Per quanto riguarda i politici italiani, nella Lista Falciani compaiono soltanto due nomi. Il primo è del defunto Giorgio Stracquadanio parlamentare di Forza Italia molto legato a Marcello Dell’Utri. L’altro nome che emerge dalla Lista Falciani è quello di Pippo Civati, collegato ad un conto intestato al padre con sopra circa 6 mila dollari.

Altri nomi noti sono quelli del finanziere Luigi Maria Clementi, lo stilista Roberto Cavalli, l’avvocato Alberto Ledda, il direttore dell’autodromo di Monza Enrico Ferrari, i gioiellieri Paderzani, il finanziere e sostenitore di Matteo Renzi, Davide Serra, il consigliere Enel Salvatore Mancuso. Nella lista Falciani compaiono anche i nomi di persone vicine a Berlusconi e Mediaset: l’ex dirigente Fininvest Daniele Lorenzano e l’imprenditore Giorgio Dal Negro.

Lo scudo Berlusconi-Tremonti

Il secondo tassello del puzzle che racconta dell’evasione fiscale in Italia è lo scudo fiscale che il Ministro del governo Berlusconi, Giulio Tremonti ha ideato nel 2009. Le coincidenze temporali con alcuni dichiarazioni di Hervè Falciani sono impressionanti. Il tecnico italo-francese ha denunciato la rete di evasori fiscali con conti a Ginevra nel 2008 trafugando, dalla sede della banca HSBC per cui lavorava, la lista di oltre 81mila conti correnti. Nel 2009 Falciani inizia a collaborare con la polizia e la magistratura francese che trasmettono all’Italia la lista degli evasori fiscali denunciati da Falciani. Il 30 agosto del 2009 il governo Berlusconi converte in legge lo scudo fiscale pensato dal Ministro dell’economia Giulio Tremonti.

Lo scudo fiscale Berlusconi-Tremonti ha permesso agli evasori fiscali di legalizzare fondi neri pagando soltanto una quota fissa, il 5% e senza incorrere in sanzioni amministrative o penali. Inoltre lo scudo Tremonti garantiva il totale anonimato agli evasori scudati. Un bel regalo per tutti i nomi contenuti nella Lista Falciani.

Morale della favola? il fisco inglese grazie alla Lista Falciani ha recuperato dai suoi evasori 135 milioni di euro, quello francese 188, quello spagnolo quasi 300 e quello italiano soltanto 30! All’appello infatti, mancano tutti i soldi regolarizzati grazie allo scudo Berlusconi-Tremonti che ha fatto perdere allo casse dello Stato Italiano 700 milioni di euro.

Secondo le prime stime, gli evasori fiscali che hanno goduto dello scudo sono 1.264 per un tesoro di fondi neri da un miliardo e 669 milioni di euro. Ipotizzando un 30% circa di tassazione sul malloppo e le sanzioni, gli esperti fiscali interpellati dall’Espresso per la sua inchiesta, calcolano che lo Stato avrebbe potuto incassare tra i 700 e gli 800 milioni di euro. Che rispetto ai 30 milioni effettivamente incassati sono una bella cifra.

Ultima nota: nel 2011 Falciani stava collaborando con la Guardia di Finanza italiana quando l’indagine sugli evasori fiscali con conti in Svizzera è stata bloccata. Le fiamme gialle spiegarono a Falciani che era arrivato uno stop da Roma: al governo c’erano ancora il Ministro Tremonti e Berlusconi già sotto processo per frode fiscale.

Decreto Renzi

Diciamolo chiaramente: l’evasione fiscale in Italia incide così fortemente sull’economia del paese perché nessuno governo ha mai avuto il coraggio e la volontà politica di combatterla in modo serio.

Il governo Renzi ha deciso di contrastare l’evasione fiscale con la procedura di voluntary disclosure, oggettivamente meno benevola con gli evasori di non fosse lo scudo Tremonti. Si tratta in pratica di un’autodenuncia: chi vuole aderire può riportare in patria i proprio soldi, perdendo però l’anonimato e pagando tutte le imposte evase. Unica garanzia: uno sconto sulle sanzioni.

Ma il decreto legislativo di attuazione della delega fiscale si è rivelato un vero e proprio pasticcio. Stando alle dichiarazioni di Renzi, il principio alla base del Dlgs era di non accanirsi contro i piccoli evasori, coloro che porrebbero avere ingannato il fisco “in buona fede”. Ma il Consiglio dei Ministri della vigilia di Natale, con piccole modifiche, ha stravolto il testo iniziale. Dal Cdm infatti, è emerso un provvedimento che depenalizza non soltanto le grandi evasioni, ma anche le frodi, dimezza i tempi di prescrizione e fa un bel regalo a Silvio Berlusconi. 

In questi giorni il governo, travolto dalle critiche, ha chiesto una proroga di tre mesi per la delega fiscale. Il prossimo 20 febbraio il Consiglio del Ministri discuterà la prima parte del decreto, ma sarà rimandata a data da destinarsi la discussione su accertamento e sanzioni. Renzi ha dichiarato: “Riflettiamo per evitare che accada una schifezza”. E sarebbe anche l’ora.

 

 

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