Balneari: cos’è la direttiva Bolkestein e perché porta molte nubi sulla prossima stagione estiva

Articolo pubblicato su IBTIMES

Più ci avviciniamo all’estate 2016 e più si fanno dense le nubi sulla prossima stagione dei balneari italiani. Questa volta a metterci lo zampino è la Corte di Giustizia UE pronta a bocciare il comportamento italiano circa le concessioni balneari. La proroga automatica della concessioni demaniali fino al 2020, infatti, sarebbe contraria alla famosa direttiva europea Bolkestein. In pratica se la Corte europea portasse avanti la linea più rigida il rischio è che i balneari attualmente intenti a pitturare le cabine, sistemare le spiagge e organizzare bar e ristoranti per la nuova stagione siano dichiarati “fuori legge”. Mentre esponenti del governo promettono di intervenire in tempo, alcune Regioni provano a metterci un pezza approvando delibere che cercano di legittimare i balneari andando, allo stesso tempo, incontro alle norme europee. Un rebus di difficile risoluzione.

Tutto gira intorno alla direttiva dell’Unione Europea 2006/123/CE conosciuta come direttiva Bolkestein da Frits Bolkestein, commissario europeo per il mercato interno della Commissione Prodi che ha sostenuto la sua approvazione. La direttiva Bolkestein è stata presentata dalla Commissione europea nel febbraio del 2004 e emanata nel 2006. La legislazione italiana ha recepito la direttiva tramite l’approvazione del decreto legislativo numero 59 del 26 marzo 2010 e sbarcato in Gazzetta ufficiale il 23 aprile 2010. La direttiva si concentra sui servizi del mercato unico europeo e prevede, per quanto riguarda in particolare le attività dei bagnanti, la possibilità a tutti anche ad operatori di altri Paesi dell’UE di partecipare ai bandi pubblici per l’assegnazione delle concessioni demaniali.

Fortemente criticata dai partiti di sinistra, la direttiva Bolkestein è stata accusata di causare del dumping sociale fomentando una corsa al ribasso per quanto riguarda le tutele sociali, i diritti dei lavoratori e gli stipendi. Bruxelles, al contrario, sostiene che l’apertura alla libera concorrenza permetta di garantire una migliore qualità dei servizi e prezzi più convenienti. In Italia, invece, gli oppositori della Bolkestein avvertono che la sua applicazione segnerebbe la fine del made in Italy perchè le nostre spiagge finirebbero in pasto alle multinazionali straniere.

Ma al netto delle critiche, il vero problema per l’Italia è che la sua totale disapplicazione che ha portato il Paese sul banco degli imputati della Corte di Giustizia. L’iter giudiziario è iniziato in Sardegna e sul Lago di Garda dove sono stati aperti i primi contenziosi di fronte al Tar relativi al rinnovo delle concessioni. I due tribunali amministrativi regionali hanno così rivolto una questione pregiudiziale alla Corte Europea chiedendo di verificarne la compatibilità del comportamento italiano con il diritto comunitario.

In particolare i giudici del TAR dubitavano della legittimità dell’automatismo con cui l’Italia proroga le concessioni demaniali. Prima nel 2009 e poi nel 2012, infatti, l’Italia ha disposto la proroga automatica delle concessioni balneati su tutta la costa italiana fino al 31 dicembre del 2020. Questa pratica in effetti è in aperto contrasto con la direttiva Bolkestein che per le concessioni demaniali obbliga gli Stati all’assegnazione tramite asta pubblica aperta anche agli operatori stranieri.

Secondo la Corte siamo di fronte a “servizi su suolo pubblico” e in quanto tali devono essere aperti alla libera concorrenza, non a rapporti “privati” tra lo Stato e i gestori balneari che godono di proroghe automatiche delle concessioni. Alla luce delle disposizioni contenute nella direttiva Bolkestein quindi l’avvocato della Corte di Giustizia UE ha dato parere negativo sul comportamento italiano chiedendo che l’assegnazione delle concessioni balneari tramite asta pubblica. In particolare l’avvocato generale Maciej Szpunar ha ritenuto fondati i dubbi espressi dai TAR della Sardegna e della Lombardia evidenziando che la direttiva “impedisce alla normativa nazionale di prorogare in modo automatico la data di scadenza delle concessioni per lo sfruttamento economico del demanio pubblico marittimo e lacustre”. Il parere dell’avvocato non è definitivo, resta da attendere il pronunciamento ufficiale della Corte di Giustizia che, però, difficilmente ribalta l’opinione della sua avvocatura. Sulla testa del governo italiano pende già una procedure d’infrazione in fase di valutazione da parte della Commissione che ormai attenderà la sentenza della Corte.

Intanto, in Italia, i balneari sono giù sul piede di guerra. Le associazioni dei balneari chiedono un chiarimento immediato al governo sottolineando che altrimenti le oltre 30mila imprese che operano sullo coste italiane rischiano di essere “fuori legge” nella prossima stagione estiva. Alcune Regioni in questi giorni stanno cercando di metterci una pezza, ma garantire da una parte i balneari e dell’altra aderire alle indicazioni della direttiva Bolkestein sembra una missione impossibile.

Il consiglio regionale della Liguria, per esempio, ha approvato una mozione che impegna il presidente Giovanni Toti e la giunta regionale ad “agire nei confronti del Governo affinché prolunghi la scadenza delle concessioni balneari per almeno 30 anni” non rispettando, di fatto, la direttiva Bolkestein. In pratica si chiede l’introduzione di un doppio binario che distingua le concessioni in vigore, a cui garantire un periodo transitorio di almeno 30 anni, e quelle di nuova assegnazione da fare tramite un regime di gara pubblica. Anche il Consiglio regionale della Toscana tenta un assist ai suoi bagnanti. La giunta del presidente Enrico Rossi ha approvato delle linee guida per garantire il rinnovo della concessione balneare a coloro che presenteranno al Comune un piano di investimenti per migliorare la qualità dell’offerta e dei servizi ai bagnanti.

Ma nonostante i tentativi regionali, l’ultima parola spetta alla Corte di Giustizia UE e al governo italiano sollecitato da più parti a fare chiarezza mettendo a punto una legge sulle spiagge che trovi il giusto equilibrio tra diritto europeo e situazione italiana.

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